Cave e cavatori: dalla cavazione all'opera

Raccontare la storia della cavazione, della trasformazione del materiale lapideo in inerte, delle arti sviluppatesi, delle scuole di lavorazione è proprio di questa area tematica.   Ecomuseo si dedicherà  alla diffusione della conoscenza e salvaguardia di tutta la filiera produttiva come era nel passato, dalla cava alla calchera o dalla cava alla lavorazione artistica.   Il percorso sarà  integrato tra musei, siti di archeologia industriale edifici pubblici e religiosi dove si conservano gran parte dei lavori dei marmorini.   Le opere delle maestranze impegnate nella cavazione sono visibili in edifici civili (portali, facciate di chiese e palazzi, cimiteri) ed anche in paramenti di ornamento  interno (statue, altari, paliotti d’altare, pavimenti).   I comuni maggiormente interessati, dando vita a siti estrattivi, di archeologia industriale o musei sono:   Botticino: la cavazione del marmo Botticino - Il bacin...

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Il bacino marmifero bresciano

Il marmo Botticino e le brecce policrome Risalendo la Valverde presso l’abitato di Botticino Mattina si raggiungono, sul versante meridionale del Monte Fratta, le cave di marmo Botticino Classico; entriamo così in quello che si può definire il fulcro antico dell’intero bacino marmifero bresciano, formazione mesozoica a composizione calcarea nota con il nome di “Corna”, oggi una delle aree estrattive più intensamente sfruttate per la qualità del materiale lapideo. L’osservazione a distanza di questi laboratori a cielo aperto consente di apprendere visivamente le tecniche di escavazione usate sul massiccio calcareo, suddiviso in bancate alte circa 3 metri e separate dalla presenza ritmica di sottili bande di argilla dette reléf, che separano le stratificazioni marmoree. Il bacino estrattivo prosegue poi verso la valle di Nuvolera dove si estrae il marmo Botticino Semiclassico, mentre salendo a Serle in località Tesi...

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Museo del Marmo Botticino

Dalla Memoria al Futuro Il Museo del Marmo Botticino, inserito idealmente nel contesto naturale della “Corna” e del bosco, evidenzia i segni millenari del legame profondo fra l’uomo e la cava, con i suoi sacrifici, le strumentazioni arcaiche, le moderne tecnologie, le opere d’arte e d’ingegno. Inaugurato nel dicembre del 1998, il museo è stato fortemente voluto dal Comune di Botticino, che si è avvalso della collaborazione preziosa dei volontari riuniti nel gruppo “La Pietra”, che l’hanno gestito fino al 2010. Successivamente è stato rivisto e riallestito con la riapertura nel dicembre 2011, a cui ha fatto seguito, nel 2012, l’affidamento della gestione e del coordinamento all’Ecomuseo del Botticino. Oggi, seppur trasformato e in continua evoluzione, il museo mantiene la caratteristica di stimolare la comunità a conservare ed esaltare le testimonianze “del marmo” e ulteriormente inten...

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Marmorini e lapicidi: artisti e produzione locale

Spunti e considerazioni L'attività di lavorazione del marmo è consostanziale alla vita stessa di alcune realtà bresciane. Da millenni, infatti, la zona di Botticino e di Rezzato, ma non solo, ha visto nascere cave e botteghe di marmorini e di scalpellini che, con fatica e tenacia, hanno lavorato la pietra per farne non solo materiale da costruzione, ma vere e proprie opere d'arte.  Un sapere artigianale, dunque, antichissimo, che ha impegnato generazioni di artisti.  Il periodo di massima fioritura fu certamente l'età moderna. L'approdo in zona della famiglia Corbarelli, formatasi nel fecondo ambiente mediceo dell'Opificio delle Pietre Dure, trasformò completamente la produzione locale introducendo l'arte del commesso marmoreo.   Tale innovazione ha sancito l'affermarsi di un territorio e delle sue botteghe di artigiani ai vertici delle committenze di una vasta zona del nord Italia, fino almeno alla fine del XVIII secolo. ...

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Il maglio di Nuvolento

La lavorazione degli attrezzi ferrosi A Nuvolento da secoli fu attiva la lavorazione del ferro tanto che a dimostrazione di questa laboriosa tradizione da tempo immemorabile una delle più antiche vie del centro del Paese si chiama appunto via Fabbri. Fino agli anni Cinquanta del XX secolo funzionavano tre magli situati lungo la roggia Rudone-Abate. Oggi uno di questi antichi magli è stato sottoposto ad un attento restauro conservativo ed è divenuto un piccolo museo privato. Questa fucina nasce attorno al 1100, inizialmente come mulino per macinare i cereali. Molto probabilmente fu costruito dalla famiglia guelfa dei Lavellolongo che aveva numerosi possedimenti a Nuvolento. Venne poi gestito dai frati benedettini del Monastero di San Pietro in monte di Serle che possedevano anche un convento a Nuvolento all'Arsana. Successivamente nel 1409 fu costruito il nuovo opificio: un maglio ad acqua che secondo informazioni tramandate forgiava principalmente armi e spad...

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