marketing del territorio e ricerca storica

"Sentiero degli Antenati" è ricerca storica e marketing territoriale . Attraverso la ricerca storica si promuove il territorio.

Punto di  partenza sono le immagini, quelle immagini fatte cercare da alcune delle nostre maestre  per incuriosire, invogliare e introdurre gli studenti più giovani allo studio dell storia.

Dalla ricerca visuale alla ricerca della nostra storia il passo è breve: in particolare per una associazione che si occupa di conservare il divenire  della cultura del territorio.

Se Cancellotti (2011) dice che: “L’approccio territorialista proposto dalla teoria ecomuseale pone … al centro delle funzioni museali, piuttosto che la promozione della cultura locale quale merce da sfruttare o quale strumento educativo o meramente ricreativo, la tutela del territorio e dei suoi abitanti attraverso forme dinamiche e partecipative di riconoscimento e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale condiviso…Piuttosto, l’approccio alla tradizione proposto dagli ecomusei consiste nell’idea di avviare localmente, attraverso la prassi della progettazione partecipata distintiva delle pratiche ecomuseali, una riflessione collettiva, continua e virtualmente infinita, sull’identità di un luogo a partire dalla conoscenza della sua storia e dall’analisi del rapporto fra passato e presente.”

Allora Ecomuseo del Botticino, per la "partecipazione partecipata" al piano di marketing è partito da ricerca visuale e ricerca storica che poi la ha raccontata attrvaerso immagini e ricerca.

Il risultato è un racconto, vivo, della storia: i nostri antenati sono con noi, in mezzo a noi e ci parlano dalle immagini della nostra cultura, del modo di essere e di fare!

Le immagini degli antenati, diventate sagome, con le mappe del territorio, sono state collocate sulla ciclovia Gavardina, asse portante della viabilità ciclabile est/ovest.

Le sagome hanno il compito di attirare l'attenzione del passante, lo fanno fermare. Le mappe illustrano beni culturali, agriturismo, itinerari.

La raccolta di dati storici, immagini, racconti ha permesso di far vivere il territorio: gli antenati ci parlano di agricoltura, agronomia, patriottismo, legge, poetica, volontà ferrea, filantropia, modi di essere. Una raccolta davvero unica nel suo genere e che ha ricordato che, spesso, si dimentica, ma scavando scavando riemergono figure che hanno segnato il divenire umano!

Sentiero degli Antenati vuole raccontare l'Heritage della montagna carsica bresciana ma il dibattito a questo proposito è ampio e si presenta come una reazione al tradizionale approccio “dall’alto” nel processo di heritagization (ossia, di costruzione dell’heritage). Il desiderio di mettere in discussione un processo generalizzato di costruzione e ricostruzione del passato di tipo istituzionale, imposto dalla politica governativa e dal potere ha infatti aperto la questione relativa alla possibilità di innescare un meccanismo di costruzione dell’heritage da parte di chiunque (Robertson, 2012). Secondo chi sostiene che sia effettivamente possibile creare un “heritage dal basso”, infatti, l’heritage è dappertutto (“Heritage is everywere”), l’heritage è per tutti (“Heritage is for everyone”) e, soprattutto, “siamo tutti esperti di heritage”) (“We are all heritage experts”) (Schofield, 2014).

Secondo la celebre definizione offertane da Graham et al., (2000), “l’heritage non parla di passato. Piuttosto è una riflessione su ciò che esiste nel presente”; pertanto, l’heritage non corrisponde al passato degli individui, ma a ciò che gli individui ricordano, vogliono ricordare oppure, semplicemente, imparano a ricordare.

Bisogna inoltre sottolineare che non solamente l’heritage viene creato e ricreato da società diverse (le quali sono esse stesse mutevoli), ma può avere fruitori diversi e, di conseguenza, esprimere significati diversi. Perciò, anche se anche l’idea di heritage si basa sullo stesso “peccato discontinuista” citato in precedenza, ossia sulla presunta coincidenza di luogo, cultura e identità, sull’ipotesi di un’identità locale sostanzialmente chiusa e autoreferenziale, e di un senso del luogo basato sull’appartenenza al luogo stesso, in realtà all’interno di ogni contesto territoriale possono coesistere heritage diversi, ovvero luoghi e siti di significato contrastante per gruppi diversi di individui (Tunbridge e Ashworth, 1996), che in alcuni casi diventano addirittura “heritage contesi”.

Domandarsi chi possa decidere cosa è heritage e cosa no diventa a questo proposito cosa quanto mai opportuna come è apparentemente auspicabile che, a fianco dell’heritage “ufficiale”, ne esista anche uno che viene “dal basso”. Infatti, in questo processo di “heritage from below”, sembra possibile cancellare anche la necessità dei gatekeeper (Currid, 2007), ossia di quegli intermediari “colti” cui si affida il compito di selezionare ciò che merita di essere ricordato e cosa no. In questa prospettiva, se davvero il processo di costruzione dell’heritage non ha bisogno di esperti, ma passa attraverso la totalità degli individui e attraverso l’esperienza della quotidianità, Ecomuseo del Botticino si presenta come lo strumento perfetto per favorire la prassi della progettazione partecipata, una prassi che si presenta come totalmente democratica, equa e capace di coinvolgere l’intera comunità locale, “a partire dalla cultura viva delle persone, dal loro ambiente, da ciò che hanno ereditato dal passato, da quello che amano e che desiderano mostrare ai loro ospiti e trasmettere ai loro figli”, come specifica lo stesso de Varine.

Ecco quindi la applicazione di teorie, elaborati, riflessione fatte negli atenei, nei convegni; Sentiero degli Antenati, marketing territoriale, attraverso la ricerca storica.

Sentiero degli Antenati è stato barbaramente vandalizzato: forse l'invidia, forse l'ignoranza, forse la incapacità di capirne la portata o forse la paura che i meriti venissiero attribuiti ad altri: Ecomuseo del Botticino qui racconta la genesi, la crescita, la realizzazione.

Attraverso i testi allegati si racconta chi, come, quando è stato creato, fatto, promosso!