Il maglio di Nuvolento

La lavorazione degli attrezzi ferrosi

A Nuvolento da secoli fu attiva la lavorazione del ferro tanto che a dimostrazione di questa laboriosa tradizione da tempo immemorabile una delle più antiche vie del centro del Paese si chiama appunto via Fabbri.

Fino agli anni Cinquanta del XX secolo funzionavano tre magli situati lungo la roggia Rudone-Abate.

Oggi uno di questi antichi magli è stato sottoposto ad un attento restauro conservativo ed è divenuto un piccolo museo privato.

Questa fucina nasce attorno al 1100, inizialmente come mulino per macinare i cereali. Molto probabilmente fu costruito dalla famiglia guelfa dei Lavellolongo che aveva numerosi possedimenti a Nuvolento.

Venne poi gestito dai frati benedettini del Monastero di San Pietro in monte di Serle che possedevano anche un convento a Nuvolento all'Arsana.

Successivamente nel 1409 fu costruito il nuovo opificio: un maglio ad acqua che secondo informazioni tramandate forgiava principalmente armi e spade.

In seguito il lavoro si convertì sulla produzione di attrezzi agricoli: zappe, vanghe, forche, ecc.

Di particolare interesse sono le canalizzazioni in pietra locale con riutilizzo di pietre di epoca romana e nel prospetto sud, verso il torrente Rudone, lo spigolo dell’edificio con pietre scanalate tipiche dell’epoca medievale, così come  la “gora” (canale artificiale per l’alimentazione di un mulino o l’irrigazione di un terreno) con il ponticello rinascimentale e “la tina de l’ora”, manufatto interamente in pietra per produrre il  vento da convogliare nella  fucina (tromba eolica).

 

A cura di Alberto Franzoni