Brescia: Provincia militarizzata

 

Anno 2018

 

 

La attività culturale del 2018 è uno spettacolo multimediale sulla Grande Guerra: raccontare ,divertendo e spiegando, un momento fondamentale della guerra, le lettere da e per il fronte.

In questi anni abbiamo letto ed ascoltato lettere di militi e famigliari ma come e nato il fenomeno? Perché è nato? Cosa c’era dietro al momento emozionale? Inoltre che è successo alle popolazioni italiane di confine, appartenenti ad altro impero, dal 15 al 18? Dove sono andate?

 

Mostra e rappresentazione teatrale tracciano l’itinerario della memoria di guerra.

 

I servizi didattici ampliano la coscienza identitaria e culturale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lettere dal fronte:

Brescia Provincia militarizzata: Storie di frontiera

“ROMANZO POPOLARE DELLA GRANDE GUERRA”

racconto multimediale dei fatti di guerra

 

 

“…Mi chiedo se questa lettera sia un addio o un arrivederci….”

 

 

Guerra: forse non tutti sanno che, grande momento mediatico, la prima guerra mondiale fu il campo di prova dell’utilizzo della comunicazione per la “vendita” di un prodotto: nel caso la guerra che vedeva “immense possibilità di riversare il surplus di produzione che anche allora andava creandosi” e le lettere dal fronte, tantissime e soprattutto  cartoline postali con illustrazioni e moniti di ogni sorta (frasi che incitavano all'arruolamento, figure che demonizzavano il nemico o esortavano le donne a un maggiore impegno nella famiglia e nella società civile)

E così accadeva che insieme ai saluti, agli abbracci e a brevi pensieri da parte dei famigliari, venissero recapitati messaggi propagandistici più o meno espliciti.

 

 

I numeri del fenomeno sono tali da colpire chiunque: solo in Italia si stima in oltre quattro miliardi il numero delle lettere e delle cartoline smistate sia in direzione del fronte che dal fronte a casa

Furono i vertici politici e militari ad agevolare – seppure con i limiti della censura - lo scambio di corrispondenza tra il fronte e le famiglie allestendo un servizio di raccolta e smistamento della posta militare che impiegava personale, uffici e strumenti dedicati a tale compito.

L’efficienza dell’attività impiegava oltre 1000 persone distribuite su 130 uffici postali e in considerazione dell’alto tasso di analfabetismo, che affliggeva l’Italia allo scoppio della Grande Guerra, le lettere scritte dal fronte a casa e viceversa erano normalmente “mediate” da persone colte (il parroco, il sindaco, il maestro in Paese, il compagno d’armi scolarizzato) oppure da veri e propri organi predisposti a tale funzione, come l’Ufficio Notizie

 

 

Il fenomeno delle missive dei soldati dal fronte durante il primo conflitto mondiale è stato oggetto di analisi, studi e approfondimenti e il lavoro di Ecomuseo del Botticino è stato di raccogliere informazioni su questo grande bacino di testimonianze che rappresentano vissuti quotidiani ed emotivi, spesso poco considerati, di vivere la guerra attraverso i drammi, le speranze e le piccole azioni di tanti giovani che hanno scritto la Grande Storia, nonché far emergere le azioni sociali che hanno ridisegnato relazioni all’interno di comunità e paesi.

 

Tutti questi argomenti sono stati organizzati in capitoli (momenti) per essere presentati ad un pubblico eterogeneo per età e cultura in modo scientifico, ma soprattutto emozionale.

 

Riportare la memoria di quel periodo con immagini, suoni, narrazioni e azioni teatrali significa pensare ad un Museo che non solo raccoglie e conserva ma restituisce alla contemporaneità il vigore e la forza di azioni di uomini e donne in una visione quanto mai indispensabile per alimentare la consapevolezza e lo spirito critico.