Angelo Zanelli

 

 

 

Angelo Zanelli

 

 

 

da "sentiero degli Antenati" l'artista si presenta

 

 

 

"Sono Zanelli, lo scultore

fin da bambino ho plasmato figure con la creta e desiderato cimentarmi con la pietra.

Ho dovuto e voluto studiare, e imparare, e lavorare presto come scalpellino.

E’ stato nella bottega del maestro Faitini a Rezzato che mi sono cimentato con il marmo bianco di Botticino, è lì che ho preso la passione più travolgente per il gusto del classico e dell’antico.

Ho vinto premi e concorsi sbaragliando artisti di ogni dove.

Con le mie opere mi sono mantenuto alle Accademie ed ho perfezionato arte e cultura.

Infine sono arrivate le commissioni: monumenti, mausolei, statue, esposizioni e premi, in Italia e in tutto il mondo.

La gloria arriva soprattutto con i fregi al Vittoriano, lavoro estenuante, appassionante, travolgente.

“Un pezzo di roccia alpestre rotolato fino a Roma”, qui ho avuto gloria e critiche.

Lunghi anni di lavoro frenetico e dolcissimo.

Come l’amore per la mia Elisaveta, pittrice lettone che ho sposato a Riga."

 

 

 

 

Nato in una famiglia di umili origini a San Felice di Scovolo (oggi San Felice del Benaco) il 17 marzo 1879, peregrinò fra San Felice, Puegnago, Soprazzocco, Gavardo e infine Salò.

 

Fin da bambino pare amasse esercitarsi con la creta creando figurine con cui giocava.

 

Nel 1888 frequentò undicenne la scuola d'arte "Turrini" svelando doti artistiche.

 

Nel 1894 si trasferì a Brescia, dove entrò dapprima in una bottega di ebanista, poi in quella dello scultore Pietro Faitini a Rezzato. Il maestro, che si definiva "scultore in imitazione dell'antico" aveva avviato una bottega-impresa nella quale il giovanissimo Zanelli imparò i segreti del marmo.

 

Nel 1897, '98 e '99 è premiato dalla Scuola Moretto, di cui frequenta le scuole serali.
Nel 1898 vince il concorso per il legato Bozzoni: una borsa di studio triennale che gli consente di frequentare l'Accademia delle Belle arti di Firenze.

 

Nel 1903 vince il Pensionato artistico nazionale che gli consente di trasferirsi a Roma e di frequentare l'Accademia di belle arti di Roma.

 

In questa fase realizza il monumento a Giuseppe Zanardelli (inaugurato nel 1906) per il lungolago di Salò e il busto in marmo di Gasparo da Salò (1906) per il municipio salodiano.

 

Nello stesso periodo esegue un fregio in bronzo di circa 15 metri denominato "Ave vita" per il mausoleo mai realizzato di un magnate nordamericano.

 

L' 8 giugno 1908 viene indetto il concorso per il fregio dell'Altare della Patria. Il 19 gennaio 1909 la sottocommissione tecnico-artistica propone alla Commissione per il monumento di dichiarare vincitore il progetto di Zanelli. Il ministro preferisce un testa a testa finale fra il progetto di Zanelli e quello di Arturo Dazzi, carrarese. Entrambi i bozzetti vengono portati alla dimensione naturale in gesso, e presentati nella sede definitiva attraverso un complicato meccanismo di scorrimento dei pannelli.

 

Nel frattempo, nel 1908 conosce la pittrice lettone Elisaveta Kaehlbrandt che sposa a Riga nel 1909.

 

Il 4 giugno 1911, giorno dell'inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II, il modello in gesso che si offre allo sguardo dei presenti è quello di Angelo Zanelli.

 

Solo il 30 novembre 1911, però, la Commissione reale sceglie definitivamente il progetto dello Zanelli per il fregio dell'Altare della Patria: raffigura due grandi cortei che rappresentano l'Amor patrio e il Lavoro che convergono verso la statua centrale della Dea Roma. La realizzazione dell'imponente opera in marmo impegnerà Zanelli ancora per molti anni. Il bassorilievo è diviso orizzontalmente in tre filari sovrapposti. La statua centrale della Dea Roma, inaugurata il 25 aprile 1925 (Natale di Roma), è un monolite alto 5,65 metri, del peso di 39 tonnellate.

 

La guerra lo vede soldato e ufficiale di fanteria.

 

Nel primo dopoguerra Zanelli realizza monumenti a ricordo dei caduti a Imola, Salò, Tolentino, ma anche grandi opere per il municipio dell'Avana e per Santo Domingo.
Nel 1929 entra a far parte della prestigiosa Accademia di San Luca di Roma. Nel 1938, con una solenne cerimonia in Campidoglio, gli viene conferito il "Premio Mussolini" come maggiore scultore italiano. Nel 1939 viene nominato Accademico d'Italia.

 

Molti furono i consensi critici all’opera dello Zanelli, legata all’arte ufficiale italiana dei primi decenni del ‘900, così pure come giudizi negativi per alcune forzature accademiche. In ogni caso rimane scultore “raffinato ed elegante” autore di importanti opere a livello internazionale.

 

Le fatiche della dura attività lo portano alla morte a Roma nel 1942.

 

 

 

FONTI

Bibliografia:

M.VALOTTI, V.TERRAROLI, Antonio Zanelli (1879-1942) Contributo per un catalogo, Nozza 2007

M.VALOTTI, Il Vittoriano tra architettura e scultura. Dal progetto di Giuseppe Sacconi al fregio di Angelo Zanelli, in AA.VV. Il contributo lombardo alla nascita del Vittoriano, Brescia 2010.

AA.VV. Altare della patria: cento anni di monumento “bresciano”, Brescia 2011.

P.MAZZOLDI, Angelo Zanelli nel centenario della nascita. Brevi note sulla vita e sulle opere dello scultore, Brescia 1979.

  • MAZZOLDI, Lo scultore Angelo Zanelli, in “San Felice del Benaco e il suo territorio”, Salo’ 2000.